NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 19 maggio 2012

L’ORDINE DEI SANTI MAURIZIO E LAZZARO



440 anni di Storia e di Tradizione
 (1572-2012)
di Gianluigi CHIASEROTTI

Cade quest’anno il quattrocentoquarantesimo anniversario della nascita dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, uno degli Ordini squisitamente dinastici della Real Casa di Savoia [gli altri sono l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, di cui cadono i 650 anni dalla fondazione (1362-2012), l’Ordine Civile di Savoia e l’Ordine al Merito di Savoia].
Ma più che di una “nascita”, si deve parlare di una “restaurazione”, o meglio di una “unificazione” in quanto entrambi gli ordini (di San Lazzaro e di San Maurizio) di già esistevano, e fu il duca Emanuele Filiberto di Savoia “Testa di Ferro” (1528-1580) a volerne quanto sopra.
L’Ordine di San Maurizio sorse per opera del duca Amedeo VIII di Savoia “il Pacifico(1383-1451), il quale, ritiratosi dagli affari dello Stato, andò a vivere, come un anacoreta, nel monastero di Ripaglia (fr. “Ripaille” presso Thonon-les-Bains) sul Lago Lemano e fondò un Ordine Cavalleresco che assunse il nome di San Maurizio, patrono della Casa Sabauda.
Esso non aveva alcun carattere ufficiale, e, nei primi anni, fu semplicemente detto “Militia Sancti Mauritii”.
Codesto Santo godeva di un culto speciale nella Savoia e da tempo si era anche radicato nelle vicende sabaude medesime.
Fin dal secolo XIII, infatti, la Dinastia batteva moneta in San Maurizio d’Agauno, tanto che erano dette monete mauriziane. Inoltre il conte Amedeo VI di Savoia “il Conte Verde(1334-1383) usò un’insegna di guerra e di devozione, accanto ad altre, recante l’effigie del Santo (si narra che Maurizio, bella figura di soldato e di martire, capitano della Legione Tebea il 22 settembre 286 d. C., nella stretta pianura di Agauno e di Ternide, sotto l’imperatore Massimiliano, si immolò con la sua legione per il trionfo della fede di Cristo).
Anche al tempo del duca Amedeo VIII si fece riferimento a San Maurizio, e ciò nel grido di guerra delle genti sabaude: «Saint Maurice, Savoie ou Bonne Nouvelle». Mentre nel testamento del detto Duca si legge: «[…] servire Dio nella vita regolare e claustrale, nel rinunciare al fasto mondano, […] nell’aiutare lo Stato con il consiglio, nelle difficoltà politiche». Praticamente vi era il desiderio che i suoi successori si interessassero all’Ordine che, tra l’altro, non aveva ricevuto alcuna conferma da parte dell’autorità religiosa.
L’Ordine, invece, di  San Lazzaro di Gerusalemme, il più antico dei due, cavalleresco e militare di Terra Santa, era essenzialmente a carattere ospedaliero.
Le sue origini non sono ben note, ma le si riportano, senza dubbio, alla I Crociata (1096-1099), quella comandata da Goffredo di Buglione (Godefroy de Bouillon), sotto il regno di Baldovino I di Gerusalemme [1058(?)-1118].
Si chiamò di San Lazzaro, dal nome del mendico, pieno di piaghe, il quale aspettava l’elemosina alla porta del ricco Epulone (Lc. 16, 19-31) o dal nome del fratello di Marta, resuscitato da Gesù (Gv. 11, 1-44), che, secondo una leggenda francese e quindi alcun senza fondamento storico, lo si volle Vescovo di Marsiglia (Sec. XI). Ma tutto ciò probabilmente deriva da una confusione storica di codesto Lazzaro ed un omonimo vescovo di Aix.  
Quest’ordine, sotto la protezione e l’aiuto dei Sommi Pontefici, sin dal 1227, venne creato al fine di curare gli affetti dalla lebbra, male endemico e pericoloso. Ed inoltre ebbe lo scopo di aiutare i pellegrini e di difendere i luoghi Santi.
Fu approvato (1257) dal papa Alessandro IV (Rinaldo dei Conti di Segni, 1254-1261) che lo pose sotto la regola di Sant’Agostino.
Caduta (1291) San Giovanni d’Acri, i membri dell’Ordine di San Lazzaro si trasferirono in Europa e fondarono ospedali e lazzaretti.
Per svariate divergenze interne all’Ordine, il papa San Pio V [Antonio Michele Ghisleri (nato nel 1504), 1566-1572] cedette alle pressioni del cancelliere Carlo Cicogna  (13 gennaio 1571), il quale rinunciò a detto titolo in favore del duca Emanuele Filiberto di Savoia.
A questo punto, praticamente, egli aveva due ordini caduti – come si dice - “in somno” (quello di San Maurizio non era stato più concesso dal morte del duca Amedeo VIII) e pensò, dopo la grande e morale vittoria cristiana nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), di unificarli, e ciò come fece anche il Granduca di Toscana, Cosimo I de’ Medici (1519-1574), creando l’Insigne Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire {con la Bolla Pontificia “His quae” del giorno 1 febbraio 1562 del papa Pio IV [Giovanni Angelo Medici (nato nel 1499), 1559-1565]}.  
L’Ordine dei  Santi Maurizio e Lazzaro nasce ufficialmente con le Bolle Pontificie “Christiani Populi” e “Pro Commissa Nobis”, sottoscritte dal papa Gregorio XIII [Ugo Boncompagni (nato nel 1502), 1572-1585], rispettivamente il 16 settembre 1572 ed il 13 novembre 1572, 440 anni or sono, con le quali si davano disposizioni per ripristinare l'Ordine Militare Religioso di San Maurizio ponendolo sotto la Regola di San Benedetto della Congregazione Cistercense prima, e di quella di Sant’Agostino poi, e fondendolo “de jure” con l’Ordine Ospitaliero Gerosolimitano di San Lazzaro di Gerusalemme, uno dei quattro più antichi Ordini Crociati (gli altri erano quelli dei Cavalieri di San Giovanni, i Templari ed i Cavalieri Teutonici) risalente, come abbiamo visto,  alle prime Crociate in Terra Santa e per qualche tempo con giurisdizione anche sui Cavalieri di San Giovanni (l’attuale Sovrano Militare Ordine di Malta).
Il secondo documento papale (13 novembre 1572) stabiliva altresì che il Duca di Savoia ed i suoi legittimi successori sarebbero stati Gran Maestri del nuovo Ordine ed avrebbero avuto la facoltà di emanare statuti e costituzioni.
In quella stessa occasione venne concessa la nuova insegna della Milizia, con l’utilizzo della croce verde, antico simbolo dei Cavalieri di San Lazzaro, e della croce bianca trilobata dell’Ordine di San Maurizio. Croci che  furono sovrapposte, come lo sono attualmente.
E non si trattava di un’unione a soli fini estintivi, ma di una forte sinergia di “realeaeque principalis” per cui i due Ordini originari riunivano insieme finalità e patrimoni integrandosi reciprocamente.
Le sue finalità principali sulle quali acquisì grandi benemerenze sino ai nostri giorni, furono la difesa della fede, le opere di carità in soccorso ai bisognosi e di assistenza agli infermi.
Praticamente la funzione iniziale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro era molto simile a quella dell’Ordine di Malta. Infatti anche nel Mauriziano si avevano cavalieri frati professi dei tre voti tradizionali (obbedienza, castità e povertà) ed occorreva produrre le prove di nobiltà al fine di accedere all’Ordine medesimo.
Gli ammessi nell’Ordine, tutti giovani di buona famiglia, erano, come si è detto, obbligati ai voti di povertà, obbedienza e castità coniugale, dovevano combattere per la fede cattolica e potevano prendere una sola moglie ma solo dopo un noviziato di almeno cinque anni in Convento.
Nel caso fossero rimasti vedovi, era per loro vietato sposarsi nuovamente ed avevano l’obbligo di far professione di fede. Dovevano digiunare il venerdì ed il sabato di ogni settimana, portare la Croce dell’Ordine per tutta la vita e recitare solennemente alcune particolari preghiere quotidiane.
L’Ordine visse periodi di fulgore e di gloria a seguito di cospicui lasciti e donazioni.
La bufera rivoluzionaria francese soppresse ogni attività dell’Ordine in Piemonte, nazionalizzandone i beni e bruciandone gli archivi sotto i c. d.  “alberi della libertà”. Ciononostante l’istituzione cavalleresca continuò normalmente ad operare in Sardegna, ove si era trasferita la Corte Sabauda.
Ma dopo il Congresso di Vienna (1814-15) e la c. d. Restaurazione, l’Ordine Mauriziano ebbe nuovamente le sue funzioni.
Nel 1851, l’Ordine ha una svolta storica.
Infatti il Re Vittorio Emanuele II (1820-1878) ne modificò (16 marzo) profondamente la costituzione. Si abolirono le prove nobiliari e perse il suo carattere religioso e militare. Divenne un ordine al merito, ma sempre dinastico. Fu, quindi, diviso in cinque classi: cavaliere di gran croce, grand’ufficiale, commendatore, ufficiale e cavaliere, e ciò per equiparare il nostro a quello Militare di Savoia.
Fu poi istituito il decreto di nomina sia di “motu proprio”, sia che su proposta del governo.
Nonostante l’opposizione del Vaticano, che ravvisò la propria giurisdizione sull’Ordine Mauriziano, basata su carte diplomatiche che riconoscevano assoluta indipendenza all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro come Ordine Religioso e Militare, qualificandolo – la Santa Sede – come Ente Ecclesiastico di Diritto Pubblico, la XIV Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione Repubblicana, al terzo comma, lo faceva suo mantenendolo come Ente Ospedaliero e demandandone l’operatività ad una legge che venne promulgata quindici anni dopo. Infatti, con la Legge 5 novembre 1962, n. 1596,  i beni dell’Ordine Mauriziano vennero eretti in Ente Ospedaliero, con compiti di istruzione, beneficenza e culto, posto sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e sotto la diretta vigilanza del Ministero degli Interni.
Una prestigiosa ricompensa militare, tuttora concessa, fu quella che il Re Carlo Alberto (1798-1849) istituì con Regio Decreto 19 luglio 1839 per l’Esercito: la Medaglia d’Oro Mauriziana. Nasceva così, e ciò al fine di premiare dieci lustri di eccellente condotta nelle Regie Armate, riservata ai soli ufficiali decorati dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro ed emessa in due formati, Grande e Piccola, a seconda del ruolo da Ufficiale Superiore od Inferiore rivestito dal concessionario.
Nel 1924, parte di queste disposizioni vennero abrogate dal Re Vittorio Emanuele III (1869-1947) che non volle più limitare la concessione della Medaglia ai soli Cavalieri dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro ma a tutti gli Ufficiali delle Forze Armate.
La Medaglia Mauriziana, personalizzata con il nome e cognome dell’insignito, rimaneva nella proprietà del decorato e veniva sorretta da un nastro verde.
Tra il 1955 ed il 1956 codesta decorazione venne fatta propria dall’ordinamento militare Repubblicano, cambiò la denominazione in Medaglia Mauriziana al Merito di dieci lustri di carriera militare e sarà assegnata anche ai Sottufficiali.
Giungiamo quindi, in codesto “excursus” rapido, incompleto e sintetico della storiografia dell’Ordine in parola, ai nostri giorni, e cioè quando il Principe di Napoli e Duca di Savoia, Vittorio Emanuele, XVII Gran Maestro dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ha voluto - con Suo magistrale “motu proprio” del giorno 11 giugno 1985 – rivedere, modificare e rendere più moderni gli Statuti dell’Ordine, e ciò in ottemperanza di un desiderio del Suo Augusto Genitore, il Re d’Italia Umberto II di Savoia (1904-1983), il quale, il 30 settembre 1973, volle presiedere ufficialmente ad una solenne celebrazione nell’Abbazia di Saint Maurice d’Agaune, in Svizzera, per il quarto centenario della fondazione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
I nuovi statuti constano di ventinove (XXIX) articoli e tutelano tutta la funzione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Esso è retto dal Gran Maestro che è il Capo della Casa di Savoia e da un Gran Magistero, il quale è così composto: il Consiglio dell’Ordine, la Giunta Mauriziana, il Gran Cancelliere, il Tesoriere Generale ed il Gran Priore.
Attualmente l’Ordine è così diviso:
a) per i cavalieri in cinque classi: cavalieri di gran croce decorati di gran cordone, grandi ufficiali, commendatori, ufficiali e cavalieri;
b) per le dame in tre classi: dame di gran croce decorate di gran cordone, dame di commenda e dame (Statuti, art. 2).
In casi particolari possono essere istituite, con Decreto Magistrale, delle commende di giuspatronato onorario cui corrisponde il titolo di commendatori di giuspatronato onorario (Statuti, art. 3).
La tradizione dell’Ordine è rimasta invariata.
Al riguardo ritorna alla mente quanto scritto negli Statuti dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro del 1608, come indirizzo di vita dei cavalieri mauriziani:
«Non essendo la vita dell’huomo che militia sopra la terra come disse quel gran servo di Dio Job; oltre la militia che averanno da essercitare per difesa, et esaltazione di santa Chiesa con infedeli, et heretici, pensino d’avere continua pugna contra i nemici invisibili della salute nostra, et contra i vity; et per esser più gagliardi, non solo delle forze del corpo, ma di quelle dello spirito».
Esso è e rimane nelle tradizioni della nostra storia patria che non possono fare a meno di dimenticare la funzione fondamentale ed unificatrice che ebbe la Real Casa di Savoia.
Quindi nella complessa attuale e particolare realtà, l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro continua ancora la sua funzione e tradizione di vitalità storica ed il suo elevato spirito caritativo.

1 commento:

  1. come faccio a vedere i decorati di quest ordine? se potete rispondete a nano.male.fico@hotmail.it

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