NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 6 febbraio 2013

I Savoia si autocensurarono per negare l’origine sassone


LA DINASTIA , DOPO SECOLI DI ALLEANZA FRA STATO SABAUDO E SACRO ROMANO IMPERO, SCELSE DI DIMENTICARE GLI ANTENATI ALEMANNI


La scelta di re Carlo Alberto per mettersi alla testa del Risorgimento italiano


Per cinque secoli, dal Medio Evo al primo Ottocento, i Savoia furono fieri di essere principi del Sacro Romano Impero Germanico. Si proclamavano discendenti del principe sassone Beroldo, stirpe alemanna del duca Vitichindo di Sassonia, antagonista di Carlo Magno, capostipite del casato Wettin, di cui i Savoia si vantavano di essere degno ramo cadetto. Tutta l’Europa, meno la Francia, li riconosceva in tale rango e quali rappresentanti dell’Imperatore nella penisola italiana, pertanto superiori ai principi italiani. Lo stato sabaudo era orgoglioso di tale primato e di un’identità che non era nè francese nè italiana. Migliaia di soldati sabaudi versarono sangue per difenderla nei secoli. Ma tanta millenaria gloria, a lungo propagandata, fu cancellata in pochi anni da re Carlo Alberto. Non la giudicava più politicamente utile per mettersi alla testa del movimento di unificazione italiana. 

Così Vitichindo e Beroldo vennero epurati. Le loro memorie allegoriche furono cancellate dal Palazzo Reale di Torino e dalle altre regge sabaude. Al posto di Beroldo fu promosso, come capostipite sabaudo, il presunto suo figlio Umberto Biancamano, il primo Savoia di cui vi è provata documentazione,presentato però come discendente di una famiglia di antichi romani, trasferitasi nella Borgogna , in cui divenne egemone, prima di governare la Savoia.  

A riaprire questa pagina di storia genealogica, che gli storici risorgimentali fecero di tutto per tacitare, è da ieri il convegno «Stato Sabaudo e Sacro Romano Impero», organizzato dall’Istituto storico italo germanico di Trento e dal Centro Studi della Reggia di Venaria, diretto da Andrea Merlotti. I lavori oggi e domani proseguono all’Archivio di Stato di Torino. Venticinque storici internazionali ricostruiscono memorie millenarie, che dal 1361 videro i Savoia compresi nei principi germanici. 

È un’epopea che nasce dalle gesta di Vitichindo, nell’ottavo secolo dopo Cristo duca di Enger in Vestfalia, nemico dei Franchi e come tale eletto simbolo dell’indipendenza sabauda dalla Francia. Suo discendente, verso l’anno 998, fu Beroldo. Una saga vuole che, fedelissimo all’Imperatore, scoprì in flagrante adulterio l’Imperatrice. Uccise il suo amante e poi riparò alla corte di Rodolfo III di Borgogna, che lo nominò comandante delle sue truppe e signore della savoiardaValle Moriana. L’imperatore, giustiziata la moglie fedifraga, per premiare la fedeltà di Beroldo, coronò la carica con il titolo di Conte di Savoia. 

Tanto fu decantato dagli storici della dinastia, fra i quali Emanuele Filiberto Pingone, genealogista del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, che nel 1562 inserì nel suo stemma anche le insegne di Vitichindo e Beroldo: uno scudo rosso, con un bianco cavallo rampante.. Fregiarono in seguito tutte le opere di storia sabauda. Carlo Emanuele I le volle nella Galleria Grande di Palazzo Reale. Carlo Emanuele II le diffuse sul ciclo di dipinti delle «Glorie sassoni», che ancora corona il Salone degli Svizzeri. Fece ricordare Beroldo anche nella sala delle Guardie del Corpo.  

Iconografia sassone apparve alla Reggia di Venaria, al Castello di Moncalieri, a Palazzo Madama. Finchè Carlo Alberto fece smantellare tutto, salvo il ciclo pittorico della sala degli Svizzeri, dove però venne rimosso l’affresco in volta che raffigurava Giove nell’atto di incoronare la Sassonia. Per il risorgimento tricolore quella allegoria appariva ormai scorretta. Fu sostituita dalla tela di Gonin che raffigura la nascita dell’ Ordine sabaudo dell’Annunziata. Le origini sassoni dovevano essere dimenticate. 

Ma così non accadde. Quando re Umberto I nel 1900 fu ucciso a Monza da un anarchico italiano il «Popolo Subalpino», gli dedico un monumento che ancora lo raffigura a Superga come «Re Allobrogo», in armi sassoni. La storica Saniye Al Baghadi, del Politecnico di Monaco di Baviera, dice che è simile alla statua che la Vestfalia ha dedicato a Vitichindo. 

http://lastampa.it/2012/11/22/cronaca/costume/i-savoia-si-autocensurarono-per-negare-l-origine-sassone-k8rwzT2ZgwwNWY3jXzixuL/pagina.html

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