NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 10 aprile 2013

Purché sia in politica

Siamo sempre stati perplessi davanti alla costante transumanza tra magistratura e  politica. 
E' fatto decisamente abituale in regime repubblicano, troppo, che vi siano magistrati, di cui anche la costituzione della repubblica garantisce l'indipendenza, che si prendono pause dalla loro naturale attività per andare a fare i parlamentari, i sottosegretari, i ministri, etc etc.

E' prassi contestabile. Il Magistrato è intuitivamente persona che deve essere "terza" nelle contese di qualsiasi tipo. Non si potrebbe accettare di avere come giudice l'amico di un imputato, il parente di un denunciante, un sodale di qualsiasi tipo con una delle parti in causa. 
Fatto di cui neanche si dovrebbe discutere.

In Italia invece assistiamo ad uno splendido fine carriera, o talvolta digressione, sui banchi del parlamento. Non li stiamo più a contare i magistrati che hanno smesso il loro ruolo di persone "terze", super partes, per essere persone seconde o prime.

Anche l'attuale presidente del Senato, Piero Grasso, persona cui va, senza ironia alcuna, tutta la nostra stima (per essersi perlomeno dimesso dalla magistratura prima di schierarsi con un partito), proviene dalle file della Magistratura. A lui rendiamo atto di uno stile impeccabile, sia da magistrato che da novello politico.

Non si può dire parimenti del magistrato Ingroia, persona che da magistrato criticava l'operato del Parlamento, espressione della sovranità del popolo secondo repubblicana costituzione, si recava ai congressi o sventolavano le bandiere rosse con le falci e i martelli, invitava la gente a cambiare il parlamento, faceva per qualche decina di minuti l'inviato dell'ONU in Guatemala, inquisiva persone casualmente vicine a quelle che sarebbero diventati in maniera conclamata i suoi avversari politici, si candidava addirittura a presidente del consiglio (anche nello stesso luogo ove aveva esercitato le sue mansioni di magistrato). 
Magistratura militante.

Il buon Ingroia, trombato grazie a Dio, alle elezioni in cui faceva lo specchietto per comunisti dichiarati ed altri ex magistrati, indeciso sul suo futuro in Val d'Aosta, riceve l'incarico di gabelliere per la Regione Sicilia ove governa un altro esponente della Sinistra. 

Mettersi a lavorare onestamente proprio no?

Se la magistratura è questa non ci meravigliamo che l'Italia versi nelle sue attuali condizioni. La corruzione diffusa e la lentezza della giustizia insieme alla asfissiante burocrazia sono i fattori che maggiormente scoraggiano gli investitori dal realizzare proprio in Italia progetti che nascono in mezzo a mille difficoltà e muoiono soffocate da tasse, delocalizzazioni e criminalità.

Se i magistrati invece di censurare chi viola le leggi si mettono a criticare o ad ostacolare quelli che hanno ricevuto dal popolo il mandato per farle è tutto chiaro. Una parte dello stato lavora contro lo stato e la democrazia. 

Perfino il Fascismo, quando volle dei tribunali politicizzati, ne fece di speciali e non si avvalse dei magistrati del Regno la cui reputazione era infinitamente al di sopra di qualsiasi sospetto. 
Tragico dover constatare come si siano persi certi nobili retaggi.

Lo staff

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