NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 28 novembre 2016

Michele Pivetti, capo dei monarchici siciliani. “Quel referendum che tradì…”

di Salvatore Palagreco
I monarchici ci sono ancora e l’Unione Monarchica Italiana conta molti seguaci. Non se ne sa niente perché, contrariamente a quanto si crede, l’Unione Monarchica non è un partito e non si fa coinvolgere nelle beghe elettorali. Ma i suoi adepti fanno politica, dove ritengono meglio farla. Michele Pivetti, eletto delegato regionale dell’Umi in Sicilia, che ci spiega tutto questo, è un brillante avvocato quarantenne che è stato socialdemocratico con Carlo Vizzini ed ha seguito  le orme dell’ex Presidente del senato, Renato Schifani. La sua famiglia ha una lunga tradizione monarchica, ed uno zio, fratello del nonno, Ernesto Pivetti, monarchico, fu per più di un anno sindaco di Palermo. L’avvocato ha sangue blu, ma non vuole che se ne parli, “perché il mondo è cambiato e nel biglietto di visita le cose che contano sono altre”

“Se ritiene che io sia una mosca bianca si sbaglia…”, esordisce Michele Pivetti. “Cominciamo con il dire che ci sono monarchici in entrambi gli schieramenti, centrodestra e centro sinistra, in Campania ci sono sedici importanti militanti del Pd che aderiscono all’Unione Monarchica”
Quali ragioni la legano alla Monarchia, avvocato?
“Tradizione di famiglia, sono stato educato ed ho vissuto in una famiglia monarchica. I nostri valori sono semplici: il rispetto della tradizione, la famiglia, la patria ed il buon governo, che una dinastia regnante può assicurarci. Il re garantisce la stabilità, l’identità, la continuità. Parla con il popolo, non con i partiti…
Lei pensa che sia possibile ipotizzare il ritorno della Monarchia in Italia?
“Affatto, non ipotizziamo un bel niente. Prima di arrivare a questo, occorre modificare la Costituzione, che all’art.139 vieta il cambio di regime. Non può essere sottoposta al popolo la scelta, non è prevista la revisione della forma di Stato. La sovranità del popolo conosce questo unico limite. Credo che sia arrivato il momento di abbattere questo muro. A meno che non si tema che gli italiani possano tornare alla Monarchia…Ci sono grandi paesi moderni che oggi tengono in piedi la Monarchia, dalla Spagna al Regno Unito, la Svezia ecc. E’ anche per questa ragione, la riforma costituzionale non ha preso in considerazione questa modifica, che ho deciso di votare NO al referendum”
La Sicilia ha una tradizione monarchica…
“Esatto, al referendum i siciliani votarono in larga maggioranza Monarchia….”
E ci fu un momento in cui Umberto stava per assumere la Corona di Sicilia? Gli inglesi dopo lo sbarco ci avevano fatto un pensierino.
“Preferisco ricordare che lo Statuto speciale della regione siciliana fu firmato da Umberto nel 1946. E’ stato un Savoia a dare autonomia alla Regione siciliana, non la Repubblica. Lei sa che la Cassazione non ha mai sottoscritto il risultato del Referendum che sancì la vittoria della Repubblica? Umberto morì da Re, non abdicò mai. Tornando all’attuale riforma costituzionale, che punta sull’abbattimento dei costi attraverso la modifica del senato, mi permetta di ricordare che lo Statuto albertino prevedeva la gratuità dei senatori…”
Torniamo ai “signori” che possono permetterselo?
“Affatto, io vivo il mio tempo pienamente. Ci deve essere una forma di indennità, ci mancherebbe. Citavo lo Statuto albertino giusto per accennare alla rilevanza che la Monarchia ha dato ai costi…”
Parliamo della vita politica di un monarchico per tradizione familiare. Quali sono stati i suoi rapporti con la politica politicante?
“Sono stato socialdemocratico, poi ho contribuito a far nascere Forza Italia. Ho costituito tanti Circoli del buon governo, ho lavorato con il sottosegretario Simona Vicari e sono rimasto a lungo accanto a Renato Schifani, che ho seguito anche quando ha fondato il Nuovo centrodestra…Fu una reazione al partito gestito da due signore, la Pascale e la Rossi. Ma mi consenta di fare un passo indietro e parlare di ciò che conta, piuttosto che di me…Sono ancora con lui, naturalmente.
La Monarchia non sembra godere di grande appeal, diciamolo pure.
“Non sarei affatto sicuro di ciò che lei dice, anzi. Coloro che si sono documentati sulla storia del Paese, sanno per esempio che fu il buonsenso di Umberto e Casa Savoia, che all’indomani del referendum – una vittoria molto aiutata della Repubblica – impedì una guerra civile nel nostro Paese. Umberto sciolse dal vincolo di fedeltà le Forze armate italiane. Non per nulla il primo Presidente della Repubblica fu Enrico de Nicola, che era un liberale dichiaratamente monarchico. Sono stati gli eredi di Vittorio Emanuele III a creare l’UMI, per salvaguardare i valori della casa regnante, la monarchia, e cioè l’uguaglianza, le tradizioni italiane, come la famiglia, la patria. L’UMI è la più antica associazione italiana, nacque nel 1944. Un sondaggio, non recente, sostiene che gli italiani tendenzialmente monarchici sarebbero otto milioni. Ci sono personaggi importanti che si dichiarano monarchici. Come Antonio Tajani  fra gli altri. E i siciliani Tommaso Romano e Toti Bordonali”
L’UMI è organizzata in Sicilia?
“Certo, come ogni regione ha una sua struttura, c’è stata un’assemblea a Palermo, durante la quale i delegati provinciali mi hanno eletto loro rappresentante. E non nego che questa scelta mi ha gratificato. E’ come se avessi donato qualcosa d’importante alla mia antica tradizione familiare”.

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