NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 23 novembre 2016

Una repubblica a democrazia variabile

di Antonio Lombardi - 22 novembre 2016 

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La comprensione postmoderna della democrazia che si è realizzata nelle istituzioni dell’Occidente è tanto lontana dall'essenza democratica quanto siamo stati finora lontani  dalla comprensione di Platone
Lasciamo a quelle pagine (oggi più che mai urgenti, vista la condizione di confusione in cui versiamo circa i fondamenti giuridico-filosofici della convivenza politica) il compito della dimostrazione di quanto qui solo sinteticamente accennato; e al lettore l’onere e l’onore di verificarne il valore probativo. Quanto ci interesserebbe qui sottolineare è che, alla luce di una tale semplice ancorché potente acquisizione, che ci insegna che, come aveva già ben in chiaro Rousseaunon ogni forma di governo è adatta ad ogni paese(così è intitolato l’ottavo capitolo del terzo libro del Contratto sociale), a rigore, uno stato può essere monarchico e tuttavia più democratico di uno repubblicano, perché fondantesi su un più razionale confronto tra istituzioni e cittadini, secondo modalità che tengono conto delle caratteristiche e delle condizioni di quel popolo in quella precisa fase storica; che magari lo rendono più idoneo ad essere governato (e perciò a governarsi) monarchicamente, piuttosto che altrimenti. Fa specie oggi vedere come tale ragionamento, che è di una semplicità estrema, rimanga estraneo pressoché a chiunque.




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