NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 22 marzo 2017

MESSAGGIO DI S.A.R. LA PRINCIPESSA MARIA GABRIELLA




                  AL CONVEGNO  “UMBERTO II, SETTANT'ANNI DI ESILIO” E
ALLA CONSULTA DEI SENATORI DEL REGNO, 18 MARZO 2017


Al Presidente della Consulta dei Senatori del Regno,  prof. Aldo Alessandro Mola
Al Presidente dell'Unione Monarchica Italiana,  avv. Alessandro Sacchi.

   Nell'impossibilità di assistere al Convegno “Umberto II Settant'anni di esilio”, organizzato in Roma il 18 marzo 2017 dall'Unione Monarchica Italiana di concerto con la Consulta dei Senatori del Regno, vi scrivo quanto avrei detto se fossi con Voi.

    E' vero:  Mio Padre lasciò Roma, lasciò l'Italia per scongiurare spargimento di sangue tra i cittadini, per non far deflagrare quella Patria che Vittorio Emanuele II, Umberto I e suo Padre, Vittorio Emanuele III, avevano condotto dal Risorgimento all'Unità nazionale, dalla sconfitta di Novara del 1849 a Vittorio Veneto nel 1918, all'annessione di Fiume, a fare dell'Italia un Paese grande e faro di civiltà nel mondo.

    La Casa di Savoia ha dato tutto per l'Italia.  Carlo Alberto morì esule nel 1849. Suo nipote, Umberto I, venne ucciso a Monza mezzo secolo dopo, da un complotto anarchico tuttora misterioso.  Mio Nonno lasciò l'Italia dopo 46 anni di regno. La sua Salma giace ad Alessandria d'Egitto; quella di Mia Nonna a Montpellier: in due continenti diversi dopo 51 anni di matrimonio. 

   A sua volta Mio Padre Re partì dal suolo patrio il 13 giugno 1946 nella certezza, lasciatagli intravvedere, di tornare presto in un Paese riconciliato grazie a lui e ai monarchici, forti del senso dello Stato.  Invece l'Assemblea costituente ne decretò l'esilio: una pena giuridicamente immotivata, moralmente ingiusta, iniqua, fonte di amarezza infinita.  Ne sono stata e ne sono testimone.

  Mio Padre visse per l'Italia. Lo mostrò con coraggio e abnegazione  anche prima che Vittorio Emanuele III gli trasmettesse tutti i poteri della Corona con efficacia dal 5 giugno 1944.  Da Luogotenente del Sovrano, Umberto II si meritò la stima dei “benpensanti”, che non sta per conservatori: sono i lungimiranti, sono quanti credono nell'Italia, oggi in assillo.

  Perciò al referendum del 2 giugno 1946 la Monarchia ottenne quasi 11 milioni di voti e la repubblica appena il 42% degli aventi diritto al voto. La Repubblica Gli inflisse l'esilio: una condanna non solo verso la Sua Persona, ma contro la Storia d'Italia.

   In ormai oltre settant'anni  la Repubblica non ha fatto quello che tutti gli altri Paesi d'Europa, dalla Russia all'Albania, da Austria, Germania, Montenegro e ogni altro Stato,  hanno compiuto per i propri antichi Re: recuperarne le salme e tumularle in Patria, pilastro della propria storia. Ora tocca allo Stato rimediare.

    Sicura che voi tutti condividiate il mio pensiero, mi domando come nel 2018 l'Italia possa rievocare la Vittoria dimenticando all'estero il Re Soldato e la Regina Elena.

    Caro Presidente Mola, auguro pieno successo al Convegno e alla Seduta della Consulta dei Senatori del Regno, di cui sono componente e i cui programmi approvo. So che la Consulta ha per insegna la divisa di Mio Padre e di Mio Nonno: “Italia innanzi tutto!”. Essa ci unisce.

Ginevra, 18 marzo 2017

                                                                          Maria Gabriella di Savoia

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